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Una novità per la Chiesa

 

Gli Istituti secolari sono  una novità nella storia della Chiesa perché compaiono soltanto agli inizi del secolo XX.

Dal punto di vista canonico gli Istituti secolari entrano nella legislazione ecclesiastica nel 1947 e nel Codice  di Diritto Canonico  nel 1983.

In qualche modo hanno preceduto e favorito il riconoscimento ecclesiale della  vocazione e della missione del laico, operato dal Concilio Vaticano II.

Rappresentano una sintesi vitale tra consacrazione e secolarità:

Piena consacrazione che si situa sulla scia della consacrazione religiosa, e che veniva definita agli inizi dagli Istituti secolari “pienamente religiosa quanto alla sostanza”.

Piena secolarità. La secolarità é una novità. Fino ad allora non esistevano né il termine né il concetto, se non in senso negativo. Soltanto con la nascita degli Istituti secolari è venuto alla ribalta ecclesiale in senso positivo, successivamente il Concilio Vaticano II elaborò e sviluppò tale concetto.

La secolarità dice il Motu proprio Primo Feliciter è il carattere proprio specifico degli Istituti secolari, è quel qualcosa in   cui consiste tutta la loro ragione di essere, senza la secolarità gli Istituti secolari non hanno ragione di essere.

Il Concilio Vaticano II al n. 31 della costituzione dogmatica Lumen Gentium    recita così: “E’ proprio e specifico dei laici il carattere secolare” il Motu Proprio Primo Feliciter diceva che la secolarità è il carattere proprio e specifico degli Istituti secolari in cui risiede tutta la loro ragione di essere “invece è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio essi vivono nel secolo, in mezzo agli impegni e le occupazioni del mondo e dentro le condizioni ordinarie della vita familiare e sociale di cui è intessuta la loro esistenza”.

Quindi la vocazione propria e la specificità degli Istituti secolari è questa: sintesi tra piena consacrazione e piena secolarità.

Una grande novità che è ancora tale.

I membri degli Istituti secolari fanno della loro vita sale e lievito nelle realtà temporali.

Il sale e il lievito sono due figure evangeliche che si attagliano bene alla vocazione specifica degli Istituti secolari.

Il sale e il lievito per loro natura scompaiono nella massa, non sono visibili per se stessi, né devono esserlo. Muoiono a se stessi come il chicco di frumento che “se non muore non porta frutto.”

Gli Istituti secolari laicali, sono parte, a pieno titolo, del mondo.

 

Il  cristiano appartiene totalmente al Signore ed appartiene anche al mondo, perché il mondo sia animato, perché il mondo sia salato, perché il mondo sia profumato secondo Cristo, ovvero cerca il Regno di Dio trattando le cose temporali ed ordinandole secondo Dio.

 

(Per gentile concessione della CMIS - Conferenza Mondiale Istituti Secolari www.cmis-int.org)